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Droni e monitoraggio Marino: al Dronitaly Arpal mostra come li usa per studiare la Posidonia
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Droni e monitoraggio Marino: al Dronitaly Arpal mostra come li usa per studiare la Posidonia
Marzo 15, 2026 di Edoardo SoraniI droni stanno diventando strumenti sempre più utili (e per fortuna usati) per osservare e studiare l’ambiente. Anche nel monitoraggio degli ecosistemi marini possono offrire un punto di vista nuovo, capace di affiancare le metodologie tradizionali con immagini dettagliate e facilmente confrontabili nel tempo.
Proprio questo tema è stato al centro della partecipazione di Arpal a Dronitaly, l’evento che si è svolto a Bologna l’11 marzo 2026. In occasione del convegno “I nuovi occhi del monitoraggio ambientale”, organizzato nell’ambito del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA), l’Agenzia ha presentato alcune attività di monitoraggio condotte con sistemi UAS.
Tra queste, anche una sperimentazione legata al progetto TALASSA e dedicata alle praterie di Posidonia oceanica.
Il gruppo droni di Arpal
Il gruppo droni di Arpal riunisce diverse competenze interne all’Agenzia e utilizza tecnologie di osservazione dall’alto per raccogliere immagini georeferenziate ad alta risoluzione, strumenti che risultano particolarmente utili quando si tratta di analizzare territori difficili da raggiungere o complessi da osservare con i metodi tradizionali.
Le immagini acquisite dai droni vengono poi elaborate attraverso attività di post-processing, che permette di costruire fotomosaici delle aree costiere e di confrontare i risultati con le mappature già disponibili.
In questo contesto, i droni non sostituiscono il monitoraggio tradizionale sul campo ma lo affiancano, permettendo di raccogliere rapidamente informazioni su aree estese e di indirizzare in modo più mirato le verifiche dirette.
Il caso studio del progetto TALASSA
Tra le attività presentate durante il convegno, Arpal ha illustrato una sperimentazione svolta nell’ambito del progetto TALASSA.
L’obiettivo era utilizzare i droni per individuare e ricostruire il limite superiore delle praterie di Posidonia oceanica. Questo parametro rappresenta un indicatore importante dello stato di conservazione di un habitat considerato fondamentale per la biodiversità del Mediterraneo.

L’attività sperimentale si è svolta nell’estate del 2025 nella Zona Speciale di Conservazione (ZSC) Fondali Noli–Bergeggi, in Liguria.
Le elaborazioni preliminari delle immagini raccolte hanno mostrato una buona congruenza con le mappature già disponibili, ma saranno necessarie ulteriori verifiche in mare per validare i dati e approfondire le differenze osservate nelle diverse aree.
Perché monitorare la Posidonia è importante
Le praterie di Posidonia possono espandersi oppure ridursi nel tempo. Queste variazioni possono dipendere da cambiamenti climatici, dalle dinamiche naturali del fondale o da pressioni legate alle attività umane.
Proprio per questo motivo è fondamentale monitorarne l’evoluzione nel tempo, perché osservare con continuità questi habitat permette di supportare in modo più efficace la gestione delle aree marine protette.
Droni e monitoraggio marino: un approccio integrato
Le attività presentate a Bologna mostrano come i droni possano rafforzare gli strumenti di monitoraggio ambientale già esistenti.
Le tecniche di osservazione dall’alto permettono di creare serie temporali di immagini georeferenziate. Questi dati rendono possibile seguire l’evoluzione degli ecosistemi nel tempo e individuare eventuali segnali di regressione o espansione degli habitat marini.
In questo modo i droni diventano un supporto concreto per comprendere meglio i cambiamenti degli ambienti costieri e orientare le attività di monitoraggio sul campo.
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